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L’arte esiste ovunque, anche
negli oggetti quotidiani.
Ogni oggetto comune può elevarsi al rango di Opera d’arte attraverso il
processo di appropriazione, che è facoltà con la quale si esercita il potere
dell’artista in materia di scelta.
Il termine ready-made fu coniato agli inizi del novecento per definire quel
processo che restituiva un valore artistico all’oggetto di serie, ormai
privo della sua ragion d’essere a causa della massificazione industriale.
Il ready-made è una problematica progettuale estremamente attuale per
sperimentare utilizzando oggetti usati, riciclati, non solo
provocatoriamente ma anche alla ricerca di nuove qualità estetiche.
Parola d’ordine: “riattivare la creatività”, resa inerte dalla ovvietà e
dalla ripetizione.
Reinventare ciò che già esiste, disgregandolo e ricollocandolo in un altro
contesto, proponendone una diversa lettura, una identità modificata e
trasformata in qualcosa di assolutamente unico e non ripetibile.
Ogni abito diventa un "opera d'arte indossabile" quindi un pezzo unico, pensato, disegnato e fatto a mano, riutilizzando capi e
tessuti vintage o provenienti da dead stocks; sottoposto a trattamenti
speciali come stampe a mano, tinture, riabilitazioni e ricostruzioni del
modello. Ogni capo è rifinito singolarmente e personalmente dalla stilista
stessa e include la sua firma.
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